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ACTIONAID

Non è possibile non essere vicini a delle iniziative così importanti come l'adozione a distanza dei bambini.
Ogni qualvolta che ho potuto ho sempre abbinato ai miei eventi "Action Aid", dando la possibilità di montare alcuni stand e sensibilizzare la gente a questo dramma che vede ancora bambini senza alcuna protezione, con mancanza di cibo, senza un ambiente adeguato...
Action Aid è un'organizzazione internazionale impegnata nella lotta alle cause della povertà e dell'esclusione sociale.
Da oltre 30 anni lavora a fianco delle comunità del Sud del mondo con l'obiettivo di garantire loro migliori condizioni di vita.
In Italia è presente dal 1989, è una ONLUS (Organizzazione non Lucrativa di Utilità Sociale) riconosciuta come ente morale ed è accreditata presso il Ministero degli Affari esteri come ONG (Organizzazione Non Governativa).
Action Aid ha la sua sede principale in Sud Africa a Johannesburg ed affiliati nel nord e nel sud del mondo.
Il lavoro sul campo coinvolge più di 13 milioni di persone attraverso progetti sviluppati in collaborazione con 2000 organizzazioni locali in diversi paesi dell'Africa, America Latina e Asia. Le campagne in corso sono le seguenti:

HUNGER FREE ( DIAMO SCACCO ALLA FAME):


NO POVERTY NO AIDS:

la prevenzione ed il trattamento sono possibili nei paesi industrializzati.
Nei paesi poveri invece il contagio costa davvero poco, pertanto chiediamo più risorse ed impegno politico per garantire il diritto deipiù poveri alla cura e alla prevenzione dell'HIV.
Action Aid promuove da sempre l'adozione a distanza, garantendo ai bambini migliori condizioni di vita e contribuendo allo sviluppo delle comunità locali in cui essi vivono.
Action Aid opera sul territorio nazionale attraverso gruppi locali di attivisti.
Il loro impegno è sinonimo di azione, attraverso la sensibilizzazione della gente, organizzando eventi per la raccolta fondi, rafforzando un movimento per sconfiggere povertà e discriminazione.
Vogliamo rappresentare la voce dei più poveri per fare conoscere le loro esigenze e rimuovere le cause della povertà.
I BAMBINI DEL SAHARAWI

Ho avuto il piacere di conoscere grazie alla mia cara amica Maria Gaita e all'Associazione "BAMBINI SENZA CONFINI" i bambini del Saharawi.
Loro ogni anno vengono accolti da alcuni centri in Italia per le vacanze estive ma soprattutto per avere cure mediche e qualsiasi altra cosa di cui possano avere bisogno.

Li ho invitati ad un mio concerto che nel 2012 tenni al Castello del Maschio Angioino e poi qualche giorno dopo sono andato a trovarli nel centro accoglienza di Bacoli che li ospitava.

Conservo nel cuore quell’incontro dove ho vissuto con i bambini una giornata davvero speciale tra canti e giochi.

Il popolo del Saharawi combatte da anni una dimenticata guerra di liberazione.

Una delle coordinatrici del centro mi racconta l’esperienza straordinaria della scrittrice Fabrizia Ramondino che seguendo la troupe di Mario Martone che doveva girare per l'U.N.I.C.E.F. e per la RAI un documentario sul popolo Saharawi: scrisse "Il POLISARIO, - Una astronave dimenticata nel deserto", un libro a metà tra l'inchiesta, vivace e rigorosa, di una guerra in corso dimenticata, e un racconto d'amore, che narra l'assenza, il bisogno e la ricerca.
E’ il racconto commovente di chi ha scoperto un altro deserto che prima era solo il simbolo della solitudine che regna nei rapporti umani.
Da vicino gli è parso tutto vivo, con natura e cieli indimenticabili: un deserto abitato da un popolo coraggioso che ha moltissimo da insegnarci.
Ci sono pagine che raggiungono ancora più luce quando Fabrizia descrive il valore della dignità dei Saharawi: "un valore che tutti sembrano possedere nel deserto, uomini combattenti e non che vivono di niente, donne che sembrano tutto meno che sottomesse.
E perfino gli animali come i dromedari che non appaiono mai oppressi da carichi immensi che trasportano"...
La coordinatrice mi racconta ancora che la scrittrice , aveva trovato nel deserto il suo posto al mondo e la sua patria più che se ci fosse nata. Ha trovato l'utopia l'unica cosa capace di farla piangere.
I SAHARAWI posseggono l'idea del futuro.
Basti vedere come rispettano e amano i bambini. Il loro futuro.

Non amo i tamburi di guerra.
Non credo ai profeti di pace.
Guardo le mie vecchie mani.
A un dito noto un anello,
modesta lucente spirale,
dono di una donna sahrawi
ricavato da detriti di armi con abili mani.
Come la sua pentola,
il suo cucchiaio, le sue collane.
Da circa trent’anni scacciata
col napalm dalla sua terra
dopo una guerra
e un’infinita tregua Onu-versale
aspetta ancora di tornare là,
dove si vedeva il mare.

Fabrizia


Ci perdiamo sempre dentro i nostri miseri problemi, quando invece poi...
Non esagero se dico che nell’agosto 2013, delle giornate indimenticabili sono state quando ho rincontrato i bambini del Saharawi, che come ogni anno vengono in Italia.

Ho portato il mio piccolo contributo insieme a Maria e Francesco, come sempre ti rendi conto di quanto quei bambini regalano a noi.

Sono stato accolto con la canzone “Abbiccì”, che alcuni bambini già conoscevano e con mio grande stupore ho saputo dai loro educatori Zaim e Mohammed che la cantano nelle scuole del Saharawi.

Le associazioni fanno un lavoro straordinario come in questo caso l’associazione “BAMBINI SENZA CONFINI”.

Abbiamo cantato, ballato e giocato dei pomeriggi interi e ogni volta i due educatori ci hanno invitato ad assistere alla “Cerimonia del te”, un rito quotidiano da loro molto sentito.

Alcune persone come per esempio Fulvio Ferrigno presidente dell’Associazione sono state nel loro paese portando delle testimonianze incredibili di come e dove vivono… inevitabile la commozione.

Un’esperienza che vorrei fare!

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